Il senso di un’insensatezza (fuori tema)

Sono in autobus e dietro di me c’è seduto un uomo.
Biascica, bisbiglia, si tiene compagnia raccontandosi chissà quali storie consolanti. Credo.

Lo ascolto e sì: non vi è livore nel suo sussurro.

Fa tiepido dietro i finestroni e così mi cullo ad ascoltare le sue narrazioni. Un gioco musicale, una stimolazione sensoriale, una stereotipia.  Mi perdo a farfurgliare anch’io parole in bocca e a sorridere. Per chilometri di strada rincorro alberi che fuggono via con tutte le metriche possibili per “sussurro, bisbiglio, biascichio, mormorio, borbottio, brontolio…lamento”.
Lamento no. Non ha armonia, non dà l’immagine.

Si ingrana la stereotipia quando non si ha niente da fare, quando l’ambiente non è ricco, quando non vi sono proposte alternative, quando si è in difficoltà, quando si è socialmente isolati.
Gli animali nei circhi e negli zoo, le cavie da laboratorio, i cani a catena, gli animali negli allevamenti, i cavalli nei box  con il loro disperato repertorio di mutilazioni, dondolii, i ticchi d’appoggio, balli dell’orso (ho orrore nel sapere perché si chiami così).

Ma cosa manca nella vita di quest’uomo dietro di me? O cosa si è innestato?

E cosa manca nella mia?
Di che si è contaminata se non trovo meglio da fare ora che scrivere con gli occhi versi di improbabili poesie onomatopeiche sui finestrini della Linea 3 urbana?

Questa stereotipia, la mia, la sua, serve.

Come serve stare lontani dai funghi se non li si conosce, dagli alimenti blu e dai precipizi.
Mortificati di psicofarmaci per zittire la bizzarra maestra, compiremmo atti più insensati rispetto a quelli che facciamo vivendo sotto il tiro della sua bacchetta.
Non serve esperire i funghi, il blu e i precipizi, lo sappiano già per impronta atavica. Per pregiudizio e stereotipia.

Una trappola pensare che la mia ammaestratrice, ammansitrice, ammonitrice, amministratrice, sia più dignitosa di quella che ispira questo borbottio senza senso alle mie spalle o che sia solo più gaia. Cadrei anch’io in uno stereotipo, parola che eccede di significati e che mi aprirebbe con facilità ad altri calembour senza alcuna utilità.
Per gli altri.

Chiusi in due mondi  non troppo distanti, o meglio, a un solo sedile di distanza, diamo vita ad atti di non espressione che è già essi stessi sono rivelazioni di espressività e opere di comunicazione. Nati naturalmente integrati entrambi moriremo emarginati: due misconosciuti artisti dell’inadatto.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...