La Matrioška più grande

Ogni donna ha dentro un’altra donna più piccola. E più tranquilla. E più delicata. E più giovane.
E tutte rompono le scatole perché si sentono soffocare.

Ognuna di loro, in tutti i modi, vuole uscire dal guscio dell’altra cercando di persuaderla ad aprire una tasca nel variopinto sarafan.

Ognuna parla un linguaggio diverso.
Con le gote vermiglie per la fatica e il fiato corto, le  donne in miniatura provano a schiudere la donna che le contiene.
Una scrive poesie o tenta di muovere a pietà con un racconto che cerca di far passare attraverso la fessura cigolante di legno di tiglio. La destinataria del racconto – invece –  disegna, nella speranza di riuscire a dar forma a un simbolo noto anche dal suo contenitore. Un’altra ancora, nell’illusione d’essere riconosciuta, fa scivolare fuori una fotografia di sé.
La più piccola? Lei soffre d’asma e non dice una parola.

La Matrioška più grande di tutte, domina.
Mi son spesso chiesta se lei, di quelle donne, ne sappia qualcosa o si illuda davvero di essere intera;  se sia o meno consapevole di essere la contraddizione della fisica dello spazio che vorrebbe che in uno stesso luogo non vi fosse più di un oggetto.

Tiene le mani strette sul ventre e dice di soffrire di borborigmi o, al limite, a bocca stretta, ammette un’ inclinazione alla scostanza e al disordine.

So che quando le si dice “Devi aprirti” va davvero in bestia.

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