Tramontana

Fuori, Tramontana.

Esco. Rincorro piante fredde e spoglie che rotolano per il terrazzo. Porta odore di bosco innevato e di terra buona per le primule la tramontana chiara. Mi piacerebbe fermarmi qui, ancorare le mie gambe e lasciarmi al vento, alla voglia di remargli contro per essere più a nord, ai piedi delle montagne che vedo così nitide anche dalle verticalità del cemento. Intreccio le braccia per proteggere il cuore, avanzo ma non ce la faccio. La nostalgia sferza la faccia con il suo urlo possente. Chiudo gli occhi.
Vinta rientro di corsa.

Schianta, come tuoni di temporali e tempeste senza sosta catapultati fuori uno ad uno delle Alpi. Treni sferraglianti e senza stazione corrono sul tetto della casa e si allontanano.

Insolente si insinua nelle imposte e mi viene a cercare con il suo respiro freddo fin sulla scrivania. Mugghia, stride e mi distrae. E a ogni raffica, ogni brontolio, mi sorprendere riportando la testa lontano, al riparo sotto i monti.

E così ora è dentro la Tramontana, il vento che parla.

Un parlare a scatti, sguaiato talvolta e talvolta bisbigliato, strascicato. Davanti alle mie finestre passano sagome di uccelli stanchi di contraddirla, stanchi di essere sbalzati giù dalle antenne e sfrattati dai cornicioni. Si dibattono scomposti cercando un nuovo appiglio.

Anch’io cerco di riportare la mia attenzione al mio computer. Ma le dita si paralizzano e ghiacciano agli ululati. Mi devo fermare, devo assecondare il suo potere e farmi portare via da una raffica di tramontana.

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