Il cigno bianco e la strategia della S

Io ho imparato che

ci si deve assistere l’una con l’altra quando una si ferma a far pipì perché fare pipì è un momento delicato. Per me che scrivo, la pipì senza dovermi chiudere e nascondere, la posso fare solo in natura e nemmeno sempre, ché di natura ce n’è sempre meno.

Allora è lì che Sophie torna indietro, lascia le sue tracce e i suoi interessi, aspetta e controlla che io possa fare con tutta calma e in sicurezza. Mi guarda alle spalle, controlla intorno. Sta con me e poi riparte trotterellando con quell’andatura felice che ha quando pensa ai fatti suoi.

Sophie ha imparato che

se non si va a scombinare i programmi fatti dal cigno bianco nel primo pomeriggio primaverile con un po’ di sole, questo non scappa come ha fatto invece l’airone verso il quale ha corso come una forsennata. E nemmeno le si rivolta contro per cacciarla via come invece aveva fatto quell’altro che, con la compagna, aveva incontrato più a valle.

Fastidioso quanto un cigno di città aveva subito messo in chiaro le cose.

Invece si può stare a guardare facendo finta di fare altro.

Io e Sophie abbiamo imparato che

si deve tutti far finta di fare dell’altro: il cigno sbecottare qualcosa sul fondale, lei sradicare erbe e legnetti sommersi facendo le bolle dal naso, io sbucciare una mela. L’importante che si faccia qualcosa e che quel qualcosa inizi per s.

Così poi il cigno si fa sospingere inavvertitamente dalla corrente, Sophie si fa sfuggire uno dei suoi tranci di legnetto e si butta a rincorrerlo in acqua prima che la corrente se lo porti via, io mi faccio infastidire dal sole e mi sposto così che tutti e tre ci si possa vedere un po’ più da vicino. E si sta così finché uno non fa qualcosa altro di nuovo che inizi per s.

Non so, sciacqua, spulcia, sospira, per esempio.

In silenzio.

E ci si avvicina ancora di più per vedere meglio, imparare l’uno dall’altro e alla fine, salutarsi.

Poi si rientra e quando immagini che la scena con la prima coppia di cigni si ripeta ma ti pare di non scorgerli  più, ecco che Sophie ti guarda e fa cenno di abbassarsi un po’ e guardare là, proprio verso dove ora sono loro e poi subito si sposta e senza ragione si allontana dalla riva del fiume per camminare radente alla vegetazione, per non dare fastidio, per non allarmare inutilemente e forse chissà, per dire: non vado più di corsa verso cigni.

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