Poesia autobiografica (a guisa di “Sublime specchio di veraci detti”)

Vagolando vado la notte e il giorno,
in cerca di chiavi, libri ed occhiali.
Perdo tempo, mi fermo e giro in tondo,
disordine padre di tutti i mali!

Così si passarono i mesi e gli anni,
Imparando a menar le gambe sciolte.
Il su e giù servì a limitar gli affanni,
cascando dalle rupi a capovolte.

Lungo fu tanto quel continuo viaggio,
perseverato e onesto l’esercizio,
Or fatemi i miei scarponi calzare,
che so come schivar il precipizio.

Lontana non so star dalle mie vette,
cammino zitta e col pensiero storto.
Confesso l’odio per le menti inette,
ascolto te con il sorriso estorto.

Sempre m’arride la smania di dir di NO.
Lo fo per stizza, per gioco, per vanto.
Il dir che io brami in verità non so,
ma di quel che manca non ho rimpianto.

Uccisi le muse, tradii l’arte,
buttai via odi, penna e pianoforte.
Morirò un dì, sulle amate carte,
polvere anonima a Madama Morte.

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